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  • 13 maggio 2021

    Regione Veneto: emanata la circolare regionale esplicativa della L.R. n. 14/2019 sulla riqualificazione urbana

    Segnaliamo che la Giunta regionale, con deliberazione n. 470/2021, ha approvato la circolare del Presidente della Regione Veneto n. 1 del 19 aprile 2021 (pubblicata sul BURV n. 52 del 20 aprile 2021) avente ad oggetto la L.R. n. 14/2019 sulla riqualificazione urbana.

    La circolare regionale contiene indicazioni per chiarire i dubbi interpretativi sorti nei due anni di applicazione della legge e con il fine di uniformarne l’applicazione in tutto il territorio della Regione.

    Tra le diverse chiarificazioni introdotte dalla circolare, si rimarcano le seguenti:

    a)  gli interventi di riqualificazione del patrimonio edilizio esistente -non applicabili cumulativamente e consentiti una sola volta- previsti dall’art. 6 (“Interventi edilizi di ampliamento”) e dall’art. 7 (“Interventi di riqualificazione del tessuto edilizio”) della LR n. 14/2019:

    (i)  sono realizzabili subordinatamente all'esistenza delle opere di urbanizzazione primaria ovvero "al loro adeguamento in ragione del maggiore carico urbanistico connesso al previsto aumento di volume o di superficie" (art. 3, comma 2). In merito, l'espressione “esistenza delle opere di urbanizzazioneva intesa nel significato di adeguatezza delle opere medesime ai bisogni collettivi. Di conseguenza, la valutazione sulla congruità del grado di urbanizzazione di un'area va effettuata sugli standard urbanistici vigenti al momento dell'istanza edificatoria che dovranno essere almeno pari alle quantità minime prescritte;

    (ii)  non si applicano agli edifici soggetti a vincolo culturale diretto ai sensi della parte seconda del D.Lgs. n. 42/2004. Per quanto concerne il vincolo indiretto, gli interventi sono consentiti ove le specifiche prescrizioni emanate dall'Ente preposto alla tutela consentano o meno tali tipologie di interventi edilizi (art. 3, comma 4, lett. a). Va precisato che l'esclusione non riguarda i beni paesaggistici di cui alla parte terza del decreto legislativo n. 42/2004 (fermo restando la necessità di acquisire la necessaria autorizzazione paesaggistica);

    (iii)  non si applicano agli edifici situati nei centri storici ad eccezione degli edifici privi di grado di protezione, o con grado di protezione che consenta demolizione e ricostruzione, ristrutturazione o sostituzione edilizia, ricomposizione volumetrica o urbanistica (art. 3, comma 4, lett. e). Per grado di protezione deve intendersi sia quello disposto a seguito di normativa statale o regionale, sia quello disposto dagli strumenti urbanistici vigenti. In relazione al concetto di centro storico, sono considerati tali quelle porzioni di territorio che risultino propriamente classificate "centro storico" o "ZTO A" dagli atti di pianificazione comunale. Si sottolinea che non limita né impedisce l'applicazione della legge la sola inclusione dell'edificio all'interno dell'ambito di un piano urbanistico attuativo (per esempio Piano Particolareggiato o Piano di Recupero) in assenza di specifico grado di protezione, o la previsione dello strumento urbanistico comunale che subordina ogni intervento sull'edificio alla preventiva approvazione di PUA. Devono comunque essere rispettati i limiti massimi di altezza degli edifici ex art. 8, n. 1. DM n. 1444/1968;

    b)  in ordine alle possibilità di ampliamento degli edifici esistenti, indicate dall’art. 6, si specifica che:

    (i)  è consentito ampliare qualsiasi edificio esistente al 6 aprile 2019, a condizione che il fabbricato medesimo sia già munito delle mura perimetrali (ossia delle “strutture portanti”) e della copertura (comma 1);

    (ii)  le tre modalità esecutive per realizzare l’intervento (comma 2) -ampliamento in aderenza o in sopraelevazione o utilizzando un corpo edilizio già esistente all'interno dello stesso lotto- devono essere intese secondo una logica di continuità edilizia ed architettonica volte a valorizzare il nuovo edificio che si andrà a realizzare, nel rispetto delle tipologie costruttive, dei materiali utilizzati, dei valori storico architettonici se presenti, del contesto nel quale si situa l'edificio, nonché di ogni altra valutazione e analisi che il professionista incaricato riterrà opportuno predisporre in un'ottica generale che punti, da un lato al raggiungimento di una riqualificazione edilizia dell'edificio esistente comprensivo della parte ampliata, dall'altro ad un miglioramento della qualità architettonica e paesaggistica nel loro insieme;

    (iii)  sia l'edificio che genera l'ampliamento, che l'ampliamento da questi generato, devono insistere in zona territoriale omogenea propria (comma 2). Per "zona territoriale omogenea propria" deve intendersi sia la zona territoriale omogenea secondo la definizione di cui al DM n. 1444/1968, sia le zone di territorio aventi analoga destinazione e analoghe caratteristiche insediative (quindi, ad esempio, non possono avvenire contaminazioni tra zone di completamento o di espansione residenziale e zone agricole o zone produttive);

    (iv)  oltre agli ampliamenti del volume o della superficie del 15% (comma 1), elevabile fino al 25% (comma 3) ovvero persino al 50% (comma 5), è possibile incrementare la capacità edificatoria del 60% attraverso l’uso in via parziale o esclusiva dei Crediti Edilizi da Rinaturalizzazione – denominati “CER” (comma 6).
    Per utilizzo "parziale" dei CER si intende l'ipotesi in cui si potrà raggiungere il 60% del volume o della superficie esistente aggiungendo, alla percentuale massima del 40% ottenibile con l'applicazione dei commi 1 e 3, un ulteriore 20% di CER; mentre, per quanto riguarda l'utilizzo "esclusivo", tale ipotesi consente di ottenere l'ampliamento massimo del 60% CER solo dopo aver eseguito gli interventi di cui al comma 1;

    (v)  tra le modalità con le quali è concesso realizzare un ampliamento si annovera anche il recupero dei sottotetti, esistenti al 6 aprile 2019, che non siano oggetto di contenzioso in qualsiasi stato e grado del procedimento (comma 7);

    (vi)  anche le attività produttive possono beneficiare delle premialità previste dall'articolo 6, con un preciso limite: nel caso in cui la percentuale di ampliamento superi il 20% della superficie esistente, o comunque sia superiore a 1.500 mq., trova applicazione il Capo I della LR n. 55/2012 (comma 9).
    Appare a tale scopo utile precisare che per attività produttive, sono da considerarsi, ai sensi del DPR n. 160/2010 tutte le attività di produzione di beni e servizi, commerciali e artigianali, le attività turistiche e alberghiere, i servizi resi dalle banche e dagli intermediari finanziari e i servizi di telecomunicazioni;

    c)  quanto agli incentivi edificatori derivanti dagli interventi di riqualificazione ex art. 7, mediante demolizione integrale e ricostruzione secondo determinati standards tecnici oltre agli ampliamenti del volume o della superficie esistente del 25% (comma 1), elevabile fino al 60% (comma 2) o addirittura sino al 80% (comma 4), è possibile incrementare la capacità edificatoria esistente del 100% attraverso l’uso in via parziale o esclusiva dei Crediti Edilizi da Rinaturalizzazione – CER (comma 5).

    Questi sono solo alcuni dei chiarimenti illustrati dalla circolare regionale in commento.

    Cliccare qui per prendere visione del testo della circolare regionale n. 1 del 19 aprile 2021.

    Lo Studio resta a disposizione per quanto possa occorrere



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